martedì 15 marzo 2022

LA REPUTAZIONE SUL WEB

 sobo cotento che questa filosofa abbia letto il McLuhan...

"L'IO SOCIALE" - PRIMA ERAVAMO OSSESSIONATI DALLA NOSTRA “IDENTITÀ” ORA, TRA SOCIAL E INTERNET, DOBBIAMO PREOCCUPARCI SOPRATTUTTO DELLE ''REPUTAZIONE'' - IL “SECONDO IO” NON È ESATTAMENTE L'OPINIONE DEGLI ALTRI, BENSÌ QUELLO "CHE CREDIAMO ESSERE L'OPINIONE DEGLI ALTRI O, A VOLTE, CIÒ CHE VORREMMO CHE GLI ALTRI PENSASSERO DI NOI" -



George Eliot George Eliot

 

L'ultima cosa che impariamo nella vita, ha scritto una volta George Eliot, è l' effetto che facciamo agli altri. Eppure nell' età dei social network questo è diventato una delle cose più importanti. Come ci ricorda la filosofa Gloria Origgi in "La reputazione" (Università Bocconi Editore), possediamo due Io, che ci condizionano, sia per quello che siamo sia per come agiamo.

 

Charles Horton Cooley Charles Horton Cooley

Da un lato, c'è la nostra "identità", composta di esperienze propriocettive, sensazioni fisiche incarnate nel corpo; dall' altro, la nostra "reputazione", il sistema potentissimo di «retroazioni del sé su se stesso che costituisce la nostra identità sociale e che integra nell'autopercezione il come ci vediamo visti».

Si tratta del nostro secondo Io, che un sociologo americano, Charles Horton Cooley, all'inizio del Novecento ha definito «l'io che si riflette allo specchio». Da quando esistono quegli specchi sociali che sono il Web e i social network, e la stessa pratica del Selfie, la nostra immagine è moltiplicata nello sguardo degli altri. Di più.

TIZIANA CANTONE 3 TIZIANA CANTONE 3

 

«L'io sociale, che controlla la nostra vita fino a condurci ad atti estremi - scrive Origgi - non ci appartiene: è la parte di noi che vive negli altri». La vicenda di Tiziana, come di altre ragazze, le cui immagini private sono state diffuse nel web con conseguenze tragiche, dimostrano la veridicità di quest' affermazione. Vergogna, imbarazzo, amor proprio, colpa, orgoglio sono i principali sentimenti ed emozioni che l' io sociale provoca in noi, in particolare in chi cura e diffonde le proprie immagini usando Facebook, Twitter o Instagram.

 

C'è stato un tempo in cui tutto questo riguardava in forma più controllata re e regine, imperatori e papi, poi potenti e politici, quindi divi e dive del cinema, e infine tutte le pop star del sistema mediatico. Infine l'io sociale si è dilatato a dismisura e la reputazione è ora parte sostanziale dell'identità di milioni d'individui. Origgi ricorda che reputazione significa «essere riconosciuti tali dagli altri».

IL GRANDE GATSBY IL GRANDE GATSBY

 

Il che produce un effetto paradossale: non c'è proporzione tra il valore psicologico e sociale che attribuiamo alla reputazione e la sua esistenza puramente simbolica. Diamo grande valore all' immagine di noi stessi custodita dagli altri, così da essere ossessionati dalla nostra stessa reputazione, con l' eccezione per le celebrità dello star system, la cui considerazione interessa probabilmente tutti.

 

Il nostro secondo Io, per cui tanto facciamo, non è esattamente l'opinione degli altri, bensì quello «che crediamo essere l'opinione degli altri o, a volte, ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi». Un personaggio letterario è emblematico, ricorda l' autrice: Gatsby, il protagonista del romanzo di Fitzgerald. Il suo successo è dato dal comunicare agli altri di aver ricevuto da loro proprio l'impressione che sperano di produrre. Restituisce la miglior reputazione grazie al suo sorriso; così accade con il giovane Nick Carraway.

 

REPUTAZIONE REPUTAZIONE

C'è un' espressione molto di moda tra coloro che operano nel Web: «capitale reputazionale». Indispensabile per ottenere un posizionamento sociale, comporta l'accesso a cerchie sociali decisive per essere riconosciuti e ottenere potere e prestigio, e dunque anche denaro.

 

Da quando l'utilizzo dei media è diventato alla portata di tutti grazie al Web, da quando esiste il modo per farsi vedere attraverso i social, la classifica di notorietà e di stima, è diventata fondamentale. Qualcosa che estende e moltiplica il quarto d'ora di notorietà evocato da Andy Warhol. Ma la reputazione è qualcosa di più della notorietà. Permette di accrescere quel capitale, proprio come si fa in borsa e nella finanza: è moneta simbolica.

 

REPUTAZIONE REPUTAZIONE

Robert K. Merton, sociologo americano, l'ha chiamato "effetto San Matteo" da un passo del Vangelo: «A chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha». Più si possiede un capitale reputazionale, più si può aumentarlo. Esiste inoltre un nesso stretto tra la reputazione individuale e l'appartenenza a un gruppo stimato. Un premio Nobel per l'economica, Jean Tirole, ha mostrato come la reputazione del singolo aumenti se questi poi appartiene al gruppo che ne possiede già. Era così prima della introduzione di Internet? Solo in parte.

 

La reputazione è un gioco che gli esseri umani fanno da sempre, ricorda l'autrice: il gioco della credibilità. Una volta la reputazione la decidevano istituzioni come la Chiesa o il Partito. Oggi la reputazione pone le persone al di sopra delle regole di appartenenza alle istituzioni. Basta a se stessa, per questo viene inseguita ad ogni costo. Inoltre, a livello del controllo sociale ciascuno può verificare in prima persona la misura della propria reputazione, e questo fornisce sovente una sensazione d' onnipotenza. Il ranking come misura della propria personalità.

REPUTAZIONE REPUTAZIONE

 

Siamo passati dal pudore alla spudoratezza. Origgi sostiene che l'era della informazione sta tramontando a favore dell'era della reputazione, in cui l'informazione «avrà valore solo se già filtrata, valutata e segnalata dagli altri», tanto da essere uno dei vari aspetti di quella che viene chiamata «l'intelligenza collettiva». Vero.

 

Tutto questo ha però almeno un risvolto negativo: la reputazione è una strategia fragile; gli specchi in cui ci moltiplichiamo sono così numerosi che non è facile mantenerne il controllo. Più la reputazione cresce, più è difficile gestirla. Basta un nonnulla, come mostrano casi anche recenti, per perderla, per franare dall'Olimpo degli eletti a quello degli esclusi.

 

Il rancore e il risentimento sono sempre in agguato, rappresentano l'altra faccia di questo specchio, da cui la reputazione non riesce, o non può, staccarsi. Nessuno oggi può fare a meno di questo formidabile sistema di rimando del sé su se stesso. Senza, conclude l'autrice, saremmo come quei cantanti che stonano al concerto perché il circuito del microfono non riesce a rinviargli la propria voce. Non ci resta che esibirci, sperando di non steccare.

giovedì 12 aprile 2018

LA CHIAVE




Se passi di sabato per Como, noterai il mercatino che si svolge addosso alle antiche mura. Quello e’ il piu’ antico mercato d’Italia. Non che non se ne conoscano di precedenti, solo che Como non ha avuto mai le sue mure distrutte (Como e’ coi forti, e abbandono’ la Lega…) e inoltre il rito del mercato non si e’ mai spostato da li’.
La scuola Medioevale secondo testimonianze attendibili, si svolgeva con un Magister che dettava e con i suoi allievi che scrivevano su pergamene ognuno il proprio libro su fogli in quarto. Questi fogli rilegati o racchiusi in cartelle venivano poi portati al mercato e scambiati con altri libri o cartelle, pagando una prebenda al libraio che girando di citta’ in citta’ era anche l’unico mezzo di diffusione della cultura scritta ( per quella orale c’erano i trovatori ma questo e’ un altro argomento).
Ne consegue che una persona con molte disponibilita’ finanziarie, avesse la possibilita’ di raccogliere molti libri con vari temi e ricopiarne poi su un suo libro a tema monografico tutti e solo gli argomenti che gli interessavano.
Ecco quindi che uno che avesse scritto da destra a sinistra, per esempio, sarebbe apparso secoli dopo come un genio dell’invenzione, mentre era solamente un genio dell’intuito, riconoscendo quali argomenti erano meritevoli di essere copiati.
Sto parlando male di Garibaldi, come avrai capito, e non mi addentro in questa analisi, perche’ se cominciassimo un contradditorio, perderei il filo di quello che voglio dirti.
(Sono disponibile, all’analisi di tutto quello che affermo a proposito di  Leonardo attorno a cui  potremo amabilmente discettare quando vuoi.)
Ora se io ti scrivo il rendiconto di una disputa avvenuta tra una Madre Badessa e una ballerina di Café’ Chantant, ignominiosamente scacciata dal paese con grave scandalo, in questi termini:
Mentre una era in attesa di scritture  si era esibita in piu’ locali, girando lucida e facendo vedere a tutti le sue bellezze. L’altra facendo leva sui precetti, dopo averla bollata, speditamente e’ riuscita a mandarla a quel paese…”
Potremmo pubblicare poi questa comunicazione sul nostro sito  aggiungendo anche il nome del paese dove e’ avvenuto il fatto e tutti sarebbero contenti.
Solo tu ed io, se sapessimo che stavamo parlando di due cartoline postali, una illustrata e l’altra di chiamata alla leva, sapremmo leggere attraverso il messaggio.
Cosi’ se ti parlassi di mia nonna, quella deliziosa vecchina che:
lavora d’ago fino a mezzanotte per aggiustare le mutande rotte” ti commuoveresti anche un pochino. Ma se ti dicessi che ti ho appena descritto una bussola ecco che come una filigrana, tu riusciresti a leggere quello che altri non sanno.
Come avrai capito, se il mezzo e’ il messaggio, non esiste solo la Rete per trasmetterlo ma ci vuole anche la chiave per leggerlo.
Noi stiamo cercando la chiave.
Facciamo una dotta citazione. L’ultima:
Cosa potrebbe essere più pratico per un uomo preso tra la Scilla della cultura letteraria e la Cariddi della tecnologia post-letterata di costruirsi una zattera con gli annunci pubblicitari?
Egli si comporta come il marinaio di Poe nel Maelstrom, il quale, avendo studiato il movimento dei mulinelli, riesce a sopravvivere. Non potrebbe essere il nostro compito nella nuova età elettronica di studiare l’azione che muove il vortice sul corpo delle vecchie strutture?
(Marshall McLuhan, Galassia Gutenberg, 1962)




venerdì 6 aprile 2018

novita' in libreria


QUESTO
NON E' UN LIBRO
( E' solo un espediente dell'autore per spiegarvi le intuizioni di
           Marshal McLuhan cinquant'anni dopo...)


 
             
QUESTO NON E' UN LIBRO

Sembra una frase di Magritte scritta sotto la sua famosa pipa, invece è proprio così. Questo non è un libro o per lo meno non lo è nel senso classico del termine, essendo in questi ultimi anni cambiati tutti i parametri di un libro, di come era fatto, di chi lo scrivesse e di chi sono stati per secoli i suoi fruitori. Infatti, nel momento in cui lo sto scrivendo – non su carta, non usando l'inchiostro e nemmeno la penna, tanto per sottolineare le differenze – non posso escludere che per uno strano rigurgito culturale, queste note finiscano stampate su di un supporto di carta, rilegate e distribuite. Dove? Non solo in libreria, o meglio le probabilità che finisca solamente in libreria sono ridotte. 

Infatti, se fino al 1700 i libri erano scritti prevalentemente da coloro che li leggevano, se col romanticismo l'idea della fama e dell'immortalità risiedeva tutta nell'aver scritto un libro importante, oggi il libro è una tappa di un percorso che porta  dalla notorietà (per pubblicare un libro devi già essere conosciuto) alla celebrità. La fama eventualmente verrà attraverso altri mezzi.
Questo, quindi non è un libro ma un espediente escogitato dall'autore per far il punto sul McLuhan cinquant'anni dopo.

Nemmeno i cinquant’anni sono tali. Si tratta di mezzo secolo per approssimazione, utile nella sintesi di un titolo, insomma rende l’idea:
La Sposa Meccanica è del 1951, Galassia Gutenberg è del 1962 (anche se in Italia è arrivata colpevolmente solamente nel 1972), Gli strumenti del Comunicare (Il Saggiatore, Milano) del 1964, The Medium is the Massage (scritto con Quentin Fiore) è del 1967 e il Villaggio Globale del 1968.
Questo è il periodo del suo successo, delle sue frasi ad effetto che hanno fatto il giro del mondo (il medium è il messaggio, il villaggio globale, ecc.) molte volte citato anche da gente che non lo ha mai letto. In realtà la sua fama accademica viene da lontano: professore di letteratura anglosassone che sapeva citare a memoria pagine intere di autori famosi, La sua tesi di dottorato a Cambridge del 1943 è un saggio di formidabile erudizione, che studia la storia delle arti verbali (grammatica, logica e dialettica, retorica, cioè il trivium) dall'epoca di Cicerone fino al tempo di Thomas Nashe.

Nell'anno accademico 1936-37, insegnò all'Università del Wisconsin. Dal 1937 al 1944, egli insegnò inglese nell'Università di Saint Louis. Qui ebbe tra gli studenti un giovane gesuita di nome Walter J. Ong, che sarebbe diventato in seguito, un'autorità nel campo dei mezzi di comunicazione e delle relative tecnologie. Dal 1944 al 1946, McLuhan insegnò presso l'Assumption College a Windsor, nel Canada. Dal 1946 al 1979 insegnò al St. Michael's College, University of Toronto, dove Hugh Kenner fu uno dei suoi studenti. McLuhan insegnò anche per un anno alla Fordham University. Si spense a Toronto nel 1980.

Riportiamo qui di seguito alcune delle sue predizioni:

La società tattile trasformerà le nostre città imponendo la sua velocità, che è quella dell'elettrone. Abolirà le distanze ma soprattutto smaterializzerà i medium di comunicazione. Il denaro da moneta si trasformerà in credito, la parola scritta muterà in immagine e per poter essere processata, in pixel e, poi, in bit di informazione. Alla struttura lineare dei testi subentrerà la fluidità degli ipertesti. E le murature, sinora solide e perenni, diventeranno sottili membrane che, simili alla pelle, interreleranno l'uomo con l'ambiente circostante. Basterà un comando vocale o il semplice movimento del corpo per aprire porte, muovere oggetti, accendere elettrodomestici. All'esterno il vento o la luce per comandare l'oscuramento di un infisso o avviare l'impianto bioclimatico. Se l'architettura tradizionale ha dato forma ai muscoli e alle ossa alla costruzione, la contemporanea attiverà nuovi sistemi nervosi....
( Marshall McLuhan, una sua profezia scritta nel 1940)


E Questa più recente:

Abbiamo inserito con i media elettrici i nostri corpi fisici in sistemi nervosi estesi. Tutte le tecnologie precedenti, che sono protesi delle mani, dei piedi, dei denti, del controllo termico del nostro corpo – le città sono protesi del nomadismo – con l'avvento del computer vengono tradotte in sistemi d'informazione. Lo stesso computer è la protesi del cervello ma a differenza delle altre estensioni dei nostri sensi, esso genera un "campo", che con tutta la tecnologia elettromagnetica, richiede dall'uomo una docilità profonda come quella della meditazione poichè egli si trova ora con il cervello fuori dal cranio ed i nervi fuori dalla pelle. L'uomo deve servire questa nuova tecnologia con la stessa dedizione da servomeccanismo con la quale serviva tutte le altre, come la canoa, il mulino, la stampa a caratteri mobili, e tutte le altre estensioni dei suoi organi fisici. La differenza però è che tutte le altre tecnologie erano frammentarie e parziali, mentre questa elettronica è totale, immediata, istantanea e compatta.

Vincent:

 L'avvento del Web poi ha fatto sì che il nostro cervello fuori dal cranio sia diventato un punto neuronico collegato ai miliardi di altri punti neuronici sulla superficie della Terra costituendo la massa cerebrale più estesa oggi conosciuta nell'Universo.

Prosegue il McLuhan:

"Queste nuove tecnologie elettriche che estendono i nostri nervi ed i nostri sensi in un discorso globale, possono avere grande influenza sul futuro del linguaggio perchè non hanno bisogno delle parole così come il calcolatore non ha bisogno dei numeri. Sono nuove tecnologie che aprono la strada a nuovi processi della consapevolezza, su scala mondiale e senza bisogno di verbalizzare. Se il linguaggio con la mitica Torre di Babele è stato una tecnologia che ha diviso e frammentato, oggi i computer sono in grado di tradurre un linguaggio o un cifrario in qualunque altro. Una sorta di condizione pentecostale di unità e comprensione totale. E' facilmente prevedibile che la prossima fase non sarà più quella di tradurre ma di superare i linguaggi a favore di una consapevolezza cosmica assai simile all'inconscio collettivo, una condizione di "imponderabilità" che secondo i biologi promette l'immortalità fisica e che potrebbe avere un parallelo in una condizione di averbalismo capace di assicurare un periodo di pace e armonia collettiva.